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Lavoro: anche Boeri all’attacco del Jobs Act, si moltiplicano i licenziamenti disciplinari (+28%)

renzi boeri

ROMA – Anche il Presidente dell’Inps, Tito Boeri, si aggiunge alla schiera dei gufi e demolisce gli effetti, presunti positivi, del Jobs Act, tanto osannato da Renzi. Ebbene, secondo i dati snocciolati dall’Inps, il Jobs Act si sgonfia ancora: i licenziamenti aumentano e le assunzioni a tempo indeterminato calano.

I numeri confermano quanto già rilevato qualche mese fa: con la progressiva riduzione dello stimolo dovuto alla decontribuzione, il piano lavoro di Renzi inizia a perdere pezzi. Nei primi nove mesi dell’anno le assunzioni stabili sono calate di 443.000 unità, in diminuzione del 32,3% rispetto ai primi nove mesi del 2015.

Ma non diminuiscono solo i nuovi contratti da posto fisso: tra gennaio e settembre le assunzioni complessive sono state 4.314.000, 359mila in meno del 2015. L’Inps punta il dito sull’effetto collaterale delle decontribuzioni: per l’istituto guidato da Tito Boeri, il calo va infatti considerato in relazione al «forte incremento delle assunzioni a tempo indeterminato registrato nel 2015, anno in cui potevano beneficiare dell’abbattimento integrale dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro per un periodo di tre anni».

Nei primi nove mesi del 2016 le assunzioni e trasformazioni «agevolate» di rapporti di lavoro in contratti stabili sono state 382.000, il 33,2% del totale delle assunzioni-trasformazioni a tempo indeterminato. Nel 2015, quando era possibile fruire dell’abbattimento totale dei contributi a carico del datore di lavoro per un triennio, l’incidenza delle assunzioni e trasformazioni agevolate sul totale era il doppio: il 60,8%. In compenso, però, sono aumentati i licenziamenti: tra gennaio e settembre sono cresciuti del 4% rispetto al 2015, quasi 20mila lavoratori defenestrati in più. A trainare sono soprattutto quelli per motivi disciplinari: +28%.

Spiega lo stesso Boeri che il cambiamento che ha avuto maggiore effetto sull’aumento dei licenziamenti disciplinari è l’introduzione delle dimissioni online. Questa normativa ha di fatto portato a una riduzione delle dimissioni volontarie – forse anche per l’impossibilità di far firmare, in anticipo, dimissioni in bianco ai lavoratori – e a un aumento dei licenziamenti disciplinari. Nel 2016, comunque il saldo tra assunzioni e cessazioni è rimasto positivo (+522.000). Si tratta di un risultato – conclude Boeri – «interamente imputabile al trend di crescita netta registrato dai contratti a tempo indeterminato, il cui saldo annualizzato a settembre 2016 è pari a +459.000». Una puntualizzazione che giustifica previsioni ancora più fosche, visto che dal prossimo anno la decontribuzione, che ha spinto i contratti stabili, si ridurrà ulteriormente.

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