
Papa Francesco: accoglienza ai migranti, lode per la Ong Mediterranea, condanna per chi li respinge
VATICANO – Una croce e un giubbotto salvagente. Sono questi simboli di sofferenza, esposti in Vaticano nel Cortile del Belvedere, al centro del discorso rivolto da Papa Francesco ai profughi arrivati recentemente da Lesbo, in Grecia, con i corridoi umanitari. Il giubbotto, consegnato da un gruppo di soccorritori, «è appartenuto ad un migrante scomparso» in mare lo scorso mese di luglio. La croce, aggiunge il Papa, è trasparente ed esorta a guardare con maggiore attenzione e a cercare sempre la verità; ed è anche luminescente, perché vuole rincuorare la nostra fede nella Risurrezione. Ai piedi della croce, c’è il logo dell’organizzazione Mediterranea, piattaforma di salvataggio impegnata nei soccorsi nel Mar Mediterraneo.
«Il giubbotto e la croce, spiega il Pontefice, ci ricordano che dobbiamo tenere aperti gli occhi e il cuore. Non dobbiamo restare indifferenti davanti a morti causate dall’ingiustizia: già, perché è l’ingiustizia che costringe molti migranti a lasciare le loro terre. È l’ingiustizia che li obbliga a attraversare deserti e a subire abusi e torture nei campi di detenzione. È l’ingiustizia che li respinge e li fa morire in mare».
Il grido disperato di tanti fratelli, ricorda Francesco, non rimane sempre inascoltato: «ringrazio il Signore per tutti coloro che hanno deciso di non restare indifferenti e si prodigano a soccorrere il malcapitato sulla via verso Gerico, senza farsi troppe domande sul come o sul perché il povero mezzo morto sia finito sulla loro strada. Non è bloccando le loro navi che si risolve il problema». Dunque il Pontefice esalta l’operato delle Ong e lancia l’anatema, senza nominarlo, contro Salvini. E pubblica le sue dichiarazioni su Twitter, suscitando dichiarazioni contrastanti, molte contrarie, che rinfacciano al Pontefice la sua ossessiva attenzione solo per i migranti.